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Sottotitolaggio per PMI italiane: cosa serve sapere prima di distribuire in Spagna

Primo piano su una timeline di montaggio video multitraccia a schermo, con clip colorate allineate al minutaggio

La versione italiana era pronta da una settimana: sottotitoli verificati e file consegnato all’emittente, in tempo per l’obbligo di accessibilità sul minutaggio corretto. Poi arriva la mail di un distributore spagnolo che vuole lo stesso documentario per una piattaforma regionale a Madrid, sottotitoli in spagnolo inclusi, entro venerdì. La reazione più comune, in una piccola casa di produzione italiana, è prendere il file SRT già pronto e farlo passare da un tool di traduzione automatica, giusto per guadagnare tempo. Il risultato arriva quasi sempre storto: righe troppo lunghe che sforano lo schermo, un ritmo di lettura tarato sulla sintassi italiana anziché su quella spagnola, e battute che restano appese a metà schermo un secondo di troppo perché nessuno ha ricalcolato il timing.

Quello che l’Italia già impone in casa

Le aziende italiane che producono o distribuiscono contenuti audiovisivi conoscono ormai bene l’articolo 31 del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi (TUSMA), introdotto dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, che recepisce la direttiva europea 2018/1808. La norma impone ai fornitori di servizi di media, lineari e non lineari, di presentare piani d’azione con cadenza almeno triennale per garantire un accesso progressivo ai contenuti a persone con disabilità visive o uditive, sotto la vigilanza dell’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Chi lavora già in questo quadro ha sviluppato, per forza di cose, una certa disciplina: sa che un sottotitolo non è un accessorio aggiunto alla fine della produzione, ma una componente da pianificare insieme al montaggio.

Perché lo stesso standard non si ferma alla frontiera

Il problema è che questa disciplina spesso si ferma ai confini nazionali. Un’azienda che rispetta scrupolosamente gli obblighi TUSMA per il mercato italiano tratta poi la versione spagnola come un adempimento secondario, quasi un favore fatto al partner estero. È un errore di prospettiva più che di buona fede. L’Italia si colloca all’ultimo posto tra i mercati europei nell’EF English Proficiency Index, con un punteggio di 513 su 700, dietro Francia (539) e Germania (615): chiunque lavori nella comunicazione in Italia sa bene cosa significhi contare su un pubblico che non segue un contenuto solo in inglese. La stessa logica vale, in modo speculare, per un pubblico spagnolo che riceve un contenuto italiano: un sottotitolo in inglese, o peggio un sottotitolo spagnolo tradotto meccanicamente da un software, non porta lo spettatore fino alla fine del programma. Lo scambio commerciale tra Italia e Spagna ha superato nel 2024 i 68,5 miliardi di euro, in crescita del 3,4% sul 2023 secondo l’Istat: dietro quei numeri circolano anche contenuti audiovisivi, e quei contenuti devono arrivare a un pubblico in grado di capirli davvero.

Sottotitolazione standard e SDH non sono la stessa cosa

Molte PMI italiane non conoscono nel dettaglio la differenza tra sottotitolo standard e SDH, perché in Italia se ne parla meno che di doppiaggio. Il sottotitolo standard trascrive il dialogo parlato, rispettando regole di leggibilità precise: caratteri per riga, velocità di lettura, punti di interruzione della frase. Parte dal presupposto che chi guarda sente l’audio e legge il testo solo come supporto.

I sottotitoli SDH, l’acronimo inglese per Subtitling for the Deaf and Hard-of-hearing, partono da un presupposto diverso: chi guarda non sente, o sente poco. Bisogna quindi aggiungere quello che l’audio trasmette e l’immagine da sola non mostra: un citofono che suona, un tono di voce che cambia, un brano musicale riconoscibile, l’identità di chi parla quando non è chiaro dall’inquadratura. Ogni scelta editoriale, quanto descrivere, quando restare impliciti, richiede un sottotitolatore che conosca questo lavoro nello specifico, non un traduttore generico prestato all’audiovisivo per l’occasione.

Tradurre un file SRT non basta

Il punto debole più comune, in queste situazioni, è pensare che sottotitolare in spagnolo significhi prendere il file italiano già pronto e farlo tradurre riga per riga. Il codice temporale del file originale è stato calibrato sulla sintassi italiana: la lunghezza delle frasi, la posizione delle pause, il numero di caratteri per riga. Lo spagnolo, tradotto parola per parola dentro quegli stessi codici temporali, spesso non ci sta, oppure ci sta a costo di frasi innaturali o tagliate nel punto sbagliato. Un sottotitolaggio spagnolo fatto bene riparte dal senso del dialogo, non dal file italiano già confezionato, e ridistribuisce il testo secondo le regole di lettura proprie dello spagnolo.

I formati contano quanto la traduzione

Un distributore spagnolo, una piattaforma regionale o un’emittente non accettano quasi mai un semplice file di testo con i tempi allegati a mano. Ogni destinatario ha un formato preferito, spesso imposto dal proprio sistema di gestione dei contenuti: SRT per molte piattaforme online, VTT per la distribuzione via web, TTML o EBU-STL per chi lavora ancora su flussi di trasmissione più tradizionali. A questo si aggiungono convenzioni di nomenclatura dei file, limiti di caratteri per riga che possono variare da un cliente all’altro, e a volte richieste specifiche sulla codifica dei caratteri accentati, un dettaglio piccolo che, se sbagliato, produce sottotitoli con simboli illeggibili al posto delle vocali accentate spagnole. Consegnare nel formato sbagliato non blocca solo la pubblicazione: costringe, nella maggior parte dei casi, a rifare parte del lavoro sotto pressione, proprio nei giorni in cui la scadenza è più stretta.

Chi deve occuparsene, in pratica

Non riguarda solo le grandi emittenti. Case di produzione indipendenti, aziende con un reparto di comunicazione che realizza video corporate o formativi, piattaforme regionali che vendono contenuti a distributori spagnoli: chiunque preveda che un contenuto arrivi, prima o poi, a un pubblico spagnolo dovrebbe pianificare il sottotitolaggio come parte del budget di produzione, non come una richiesta dell’ultima ora gestita con un tool automatico. Il costo di farlo bene fin dall’inizio è in genere inferiore al costo di correggere un sottotitolaggio approssimativo dopo che un distributore lo ha già segnalato come inutilizzabile.

Lavoriamo da Barcellona su sottotitolazione e sottotitoli SDH italiano-spagnolo, con ogni consegna verificata da un secondo linguista madrelingua come controllo indipendente prima dell’invio. Se avete un contenuto in uscita verso il mercato spagnolo, scriveteci con formato del file, durata e scadenza a [email protected] o su WhatsApp al +34 647 289 094. Vi rispondiamo con un preventivo a prezzo fisso entro un giorno lavorativo.

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